Osservatorio dell'economia varesina
Il primo Osservatorio online sull'Economia
della provincia di Varese
Studi e ricerche
Schede sintetiche, link, documenti scaricabili, indicazioni sulla reperibilità: studi, ricerche e approfondimenti socio-economici dedicati alla provincia di Varese.
Occupazione e fabbisogni professionali
Opuscolo per le scuole con le previsioni Excelsior 2011 sulla domanda di lavoro.
Avviamenti, cessazioni e disponibilità al lavoro: 2009-2011
Comunicazioni di assunzione e cessazione in provincia di Varese e dichiarazioni di immediata disponibilità al lavoro rese ai CpI della provincia.
News e aggiornamenti
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PIL: 30.083 euro il PIL pro-capite varesino
Bene il PIL provinciale nel 2010 (+4,2%) ma le previsioni per il 2011 sono negative.
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Congiuntura: rimbalzo negativo
Nel I trimestre 2012 forte diminuzione della produzione (-5,6%) e cala la quota di fatturato proveniente dall'estero.
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Lavoro: disoccupazione al 7,7% nel 2011
Gli inattivi, sopratutto donne, si mettono alla ricerca di lavoro ma il mercato è fermo e il tasso di disoccupazione balza al 7,7%.
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Imprese: a marzo 2012 sotto quota 64mila
Scendono a 63.992 le imprese attive -0,5% ripetto al trimestre precedente, negativo anche il saldo nati-mortalità -388.
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Mobilità: 9mila persone in lista
Gli ingressi in mobilità continuano a crescere, 1.507 nuovi ingressi nel I trimestre 2012.
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Import-Export: oltre 9 miliardi di export nel 2011
+ 5,9% rispetto al 2010, si torna ai livelli del 2008, cresce anche l'import raggiunti i 6 miliardi e mezzo (+16,8%) nell'anno appena concluso.
Varese in classifica
Province esportatrici (Fonte: Coeweb Istat)
La classifica 2011 delle principali province esportatrici.
Valore aggiunto pro-capite (Fonte: Unioncamere e Prometeia)
Previsioni al 2012.
Indice rischio povertà (Fonte: CentroStudiSintesi)
A Varese il 16,9% dei contribuenti ha un reddito inferiore alla soglia di povertà.
Propensione a investire (Fonte: CentroStudiSintesi)
Impieghi su depositi per regioni, province e comuni.
I risparmi delle famiglie (Fonte: CentroStudiSintesi)
A Varese scendono del -2.5% per famiglia al netto dell'inflazione.
Dal Pil al Bil (Fonte: CentroStudiSintesi)
Nella classifica del benessere Varese scivola oltre metà classifica.
Credit cruch (Fonte: Centro Studi Sintesi)
La variazione degli impieghi negli ultimi 6 mesi del 2011.
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Province esportatrici
Varese si colloca al nono posto di questa speciale classifica, stessa posizione ottenuta lo scorso anno. Tra le province lombarde Varese è preceduta solo da Milano, Brescia e Bergamo e con 9,3 miliardi stacca Monza Brianza che si attesta al 15° posto con 8 miliardi e Mantova stabile al 19°. Più in generale si ricordi che la Lombardia è responsabile del 27,7% delle esportazioni italiane (2,5% Varese), seguita dal Veneto con 13,4% e dall'Emilia Romagna 12,8%. Oltre il 50% delle esportazioni è quindi realizzato da tre sole regioni.
Valore aggiunto pro-capite
Se le previsioni dovessero essere confermate, nel 2012, Varese si attesterebbe al 29° posto nella graduatoria nazionale del PIL pro-capite con 26.043 euro a persona, distante da Milano, prima in classifica con 34.797, ma soprattutto ben lontano dall'ultima, Caserta con 13.002. Rispetto all'ultimo dato disponibile per Varese, 25.959 nel 2009, il valore aggiunto pro-capite si incrementerebbe quindi dello 0,3%.
Indice rischio povertà
L’indice del rischio di povertà locale esprime la percentuale di contribuenti che dichiarano un reddito inferiore ad una determinata soglia critica: tale soglia è variabile da comune a comune, in quanto dipende sostanzialmente dai differenti livelli di spesa per consumi delle famiglie, dalla dimensione media familiare e dal numero medio di percettori di reddito per ciascun nucleo familiare (ulteriori informazioni metodologiche sono disponibili nello studio in allegato). Considerando i 117 comuni capoluogo di provincia, si nota che nel 2008 circa il 12,2% dei contribuenti (1,2 milioni di individui) dichiara un reddito inferiore alla soglia media di povertà locale pari a 9.893 euro annui, a fronte del quale il reddito medio è di 26.434 euro. Dallo studio si evince che tendenzialmente le città del Mezzogiorno presentano basse percentuali di contribuenti a rischio rispetto ai comuni del Settentrione: tra le 20 città con gli indici di povertà locale più elevati ben 15 appartengono alle regioni del Centro-Nord. Tale fenomeno è imputabile al maggiore costo della vita riscontrabile nei comuni settentrionali, che erode il reddito delle persone fisiche in proporzione maggiore di quanto non avvenga al Sud. Più semplicemente, disporre di un reddito in linea con la media nazionale di per sé non mette i cittadini al riparo dal rischio “povertà”, poiché molto dipende dal costo della vita della città in cui si vive e si lavora. In allegato le tabelle con le classifiche complete, sotto un estratto che evidenzia la posizione di Varese.
Propensione a investire
L’analisi dei dati riferita al rapporto tra impieghi e depositi a livello territoriale, fornisce valide informazioni sul sistema creditizio e consente di osservare quali sono i territori dove è più facile usufruire di finanziamenti e quelli dove invece l’accesso al credito è più debole o rallentato. Varese si colloca in 61^ posizione (su 110 province), come lo scorso anno, al di sotto della media regionale e nazionale, al penultimo posto in Lombardia, seguita solo da Pavia. Se poi consideriamo gli impieghi delle imprese sui propri depositi, l'indicatore peggiora ulteriormente spingendoci al 93° posto della classifica al di sotto della media nazionale e lombarda. In allegato le tabelle con le classifiche complete, sotto un estratto che evidenzia la posizione di Varese.
I risparmi delle famiglie
Dall’inizio del 2008, quando già si avvertivano i primi segali della crisi, al 31 maggio 2011 i depositi bancari medi per famiglia sono cresciuti di circa 1.500 euro, da 21.821 a 23.426. In valori nominali, un +7,4%. Tuttavia se teniamo conto dell'inflazione (utilizzando l’indice di rivalutazione monetaria dell’Istat relativo a famiglie operai e impiegati), in termini reali, il deposito bancario medio della famiglia italiana è aumentato solo dello 0,6 per cento. Analizzando il dettaglio territoriale la realtà non è omogenea, infatti i depositi sono aumentati in 11 regioni, mentre nelle altre nove sono diminuiti. Passando al livello provinciale Varese si colloca al 53° posto con una perdita del valore reale per famiglia del -2.5%. In allegato le tabelle con le classifiche complete, sotto un estratto che evidenzia la posizione di Varese.
Dal Pil al Bil
Varese occupa il 23° posto nella classifica del valore aggiunto, ma passando a quella più innovativa e sperimentale riguardante il “Benessere Interno Lordo” scivola al 61°. Il calcolo del Bil risponde alla necessità di fondo di valutare un territorio non solo sulla base della ricchezza prodotta, ma anche attraverso altri indicatori in grado di descrivere più in generale il benessere e la qualità della vita. Prendendo spunto dalle indicazioni del Rapporto Stiglitz che ha individuato otto aree di analisi, il Centro Studi Sintesi ha utilizzato altrettanti indicatori quali speranza di vita alla nascita, tasso di iscrizione universitaria, spesa procapite per spettacoli, affluenza alle urne, carbon intensity, numero di furti e rapine, organizzazioni di volontariato e ricchezza economica. Il risultato ottenuto pone le province di Forlì, Cesena, Ravenna e Firenze ai primi posti della classifica del Bil, mentre Siracusa, Caltanissetta e Napoli si collocano in fondo alla graduatoria. In allegato le tabelle con le classifiche complete, sotto un estratto che evidenzia la posizione di Varese.
Credit cruch
La stretta creditizia, cioè la sempre maggiore difficoltà delle banche a concedere credito alle imprese italiane, si manifesta con il calo degli impieghi vivi. Nelle imprese con almeno 20 addetti, a Varese, si registra una riduzione del 4,6% tra giugno e dicembre 2011 (-1,8% a livello italiano) e nelle imprese sotto i 20 addetti un decremento del 4,2% (-2% la media nazionale).