Il mercato del lavoro in provincia di Varese

L’analisi delle comunicazioni obbligatorie (2008-2013). A cura dell’Ufficio Studi e Statistica della Camera di Commercio di Varese.

La crisi iniziata nel 2008 lascia in eredità 35mila disoccupati e oltre 15mila posti di lavoro in meno nel territorio provinciale. Parte da questo dato quantitativo, l’analisi svolta dall’Ufficio Studi della Camera di Commercio di Varese in collaborazione con il Settore Lavoro della Provincia di Varese che traccia un quadro dei cambiamenti intervenuti a livello locale in seguito alla crisi, esaminando il flusso degli avviamenti al lavoro registrati nella nostra provincia nel periodo 2008-2013.

Non solo sono diminuiti gli occupati ma si sono ridotte anche le occasioni di lavoro. Il flusso dei nuovi contratti aperti, infatti, si riduce da 105mila del 2008 a circa 93.600 nel 2013. Questo nonostante emerga con chiarezza l’accentuarsi della flessibilità: complessivamente i contratti di lavoro a tempo indeterminato hanno subito una contrazione che sfiora il 40% e rappresentano oggi una quota pari al 15% del totale dei contratti (nel 2008 erano il 22%).

Per quanto riguarda i settori economici, le difficoltà congiunturali hanno colpito dapprima il manifatturiero e, con effetto ritardato, il settore delle costruzioni. Si sono infine estese al commercio e ai servizi, penalizzando anche territori che proprio grazie al loro mix produttivo e alla tendenza alla terziarizzazione sembravano aver reagito meglio alla crisi. Complessivamente, comunque, la situazione più critica rimane quella del territorio di Laveno Mombello che dal 2008 al 2013 ha registrato una contrazione di oltre il 30% dei contratti di lavoro aperti nell’area.

Una parte importante dello studio, evidenzia le tendenze in termini di profili professionali. Nel quinquennio si rileva un incremento delle opportunità relative agli impieghi nelle attività commerciali e nei servizi, caratterizzati però da un elevato utilizzo dei contratti di brevissima durata e intermittenti, mentre in tutti gli altri gruppi, si segnala un andamento decrescente con una “moderata tenuta” delle professioni intellettuali, scientifiche e di elevata specializzazione e delle professioni tecniche, quest’ultime evidenziano però un forte arretramento nell’ultimo anno. All’estremo opposto la sofferenza maggiore è manifesta nei gruppi professionali più legati al manifatturiero: artigiani, operai specializzati e agricoltori e i conduttori d’impianti, operai di macchinari fissi e mobili e conducenti di veicoli e in parte le professioni esecutive d’ufficio.

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Osservatorio dell'economia varesina

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